IL RICORDO DI UNA PERSONA SCHIVA

 

Non si vorrebbe mai dover scrivere di un amico che non c’è più.

Mi sono voluto vincere per farlo per Francesco Boscia che è venuto recentemente a mancare dopo una lunga, inesorabile malattia, lasciando la figlioletta e la moglie tanto amate.

Che dire di lui? Avevo avuto modo di conoscerlo, essendo suo coetaneo, durante gli anni della scuola di Specializzazione di Odontoiatra e Protesi Dentale presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Ci siamo poi incontrati nuovamente all’Eastman anche se in reparti diversi: Chirurgia Odontostomatologica io e Protesi lui. Dal ’94 al ’96 ho avuto modo di approfondire la sua conoscenza quando, come Primario, lo ho avuto come collaboratore alla  Divisione di  Protesi Dentaria.

Francesco era un medico che difficilmente s’incontrava lungo i corridoi dell’Ospedale: entrava in reparto, organizzava il lavoro e tirava dritto fino alla fine della giornata. Non era soltanto un lavoratore instancabile, era soprattutto un professionista serio e stimato, meticoloso nelle varie fasi di lavorazione delle protesi che personalmente amava seguire in laboratorio.

Era stato tra i primi a credere ed ad  iscriversi alla S.I.M.O., condividendone la filosofia che aveva portato alla nascita della nostra Associazione.

L’unico rammarico è che non ha avuto il tempo d’insegnare ai giovani le tecniche operative protesiche ,in cui era maestro, frutto di tanta esperienza e dedizione amorevole al suo lavoro.

Spesso parlavamo di mille cose professionali e personali; con lui si stava bene perché sapeva ascoltare e consigliare. Il suo aspetto burbero celava un cuore sensibile e puro da bambino.

Ciao, caro amico, grazie dell’affetto che hai voluto donarmi e dell’esempio, come uomo e come professionista, che ci hai lasciato.

                                                                                    Maurizio Vergnani

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